Qua sicuro non siamo verbosi.
Siamo in tempi ascetici.
Per meglio dire: autistici.
Io e io e ancora io, nell' ormai incontrollabile numero di personalità generate, abbiamo fatto tante cose qui! Cosa credi?
Abbiamo sistemato nell'armadio un mazzo grosso di quaderni carichi di
nozioni e scrittine sottolineate, tanto per cominciare. Dopo abbiamo versato un sacco di
monetine in banca.
Poi abbiamo aperto ancora una volta il bidone, quello grosso e profondo, dell'immondizia umana e, con lanci di tutto pregio, abbiamo scaraventato un paio di persone. Centri pieni, niente rimbalzi sul bordo.
Abbiamo portato a casa più favori che impicci e siamo diventati più stronzi, o almeno c'è da sperarlo. Aridi, sicuro, al punto da reiscriversi al
Dio Social per poter essere consapevoli di ignorare i conoscenti.
Bevemmo superalcolici con l'ombrellino, tutti per uno ed uno per tutti, e continuiamo a farlo ma con ospiti meno inattesi e gloriosamente non ipocriti.
Purtroppo dormiamo molto poco e molto poco in compagnia perchè nel frattempo ci sono cresciute lunghe spine dolorose sulla pelle. Tengono lontani un po' tutti, chi si fa avanti deve essere deciso altrimenti va poco lontano; siamo velenosi di 'sti tempi.
L'automobile non ci conteneva tutti assieme, così pure i vestiti e la pelle. Cambieremo tutto, si parte dalla quattro-ruote.
Da un po' puniamo la tivvù-bastarda con colpi secchi di
giornali arrotolati. Poi li mettiamo sotto braccio e leggiamo per riempire i pochi secondi liberi.
Sfuriando un tasto è caduto sul pavimento, il numero sei. Come il "6 novembre", il giorno che probabilmente andremo a Torino a sudare in pista.
Oggi abbiamo per la prima volta sorriso assieme nel vedere qualcuno sguazzare in un degrado che noialtri abbiamo allontanato.
Non c'è molto di buono nell'essere come noi, ma forse iniziamo a vedere le cose nella giusta prospettiva.
Saluti cari.
Postato da Morbidtrevi alle 20:46 di mercoledì, 21 ottobre 2009
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Tre mesi, professoressa. Perdoni il ritardo.
Le scrivo subito una giustificazione sul libretto.
- Sostanzialmente Trevi ha camminato -

Rende bene l'idea, e mi sbatto poco a spiegare.
Camminando si può andare ovunque per il mondo.
Ma anche girare stupidamente attorno al solito albero.
Si possono scansare piccoli ostacoli; i piccoli e basta.
Con le dita capita di sollevare una bella conchiglia.
E di essere troppo svogliati per raccoglierla e apprezzarla.
Possono succedere tante cose camminando.
Ti fidi della sabbia, quella che poi finisce e diventa duro asfalto.
Ci si può perdere. Fermarsi. Ripartire. Riperdersi.
Questo ho fatto. Molto poco. Poco molto.
Mi spiace prof, spero questo non pregiudichi la mia carriera, ecco.
Mi rimetterò in riga, scriverò qualcosa, farò il bravo.
Tanto lo so. Presto finirò in presidenza con una sospensione.
Postato da Morbidtrevi alle 09:16 di mercoledì, 26 agosto 2009
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Anche se probabilmente molto connessi tra di loro,
dal "socio/psicopatico" sono tornato al genere "evasione dalla realtà" credo.
Nel farlo, un pomeriggio, torno a casa da "scuola" e mi raso la testa.

Bravo ragazzo, sì.
Poco prima di questo ho sgambettato in infradito per Malta.
Una settimana per assaporare un posto mai visto.
Ho immerso i miei sensi superamplificati dalla voglia di partire,
per le strade, città, coste e spiagge della bella isoletta.
Qualche flash per i naviganti.

Romantica,
La Valletta è la capitale di Malta.
E' fortificata in pietra; parla di cavalieri, guerra e battaglie.
Puoi concederti un tuffo sempre,
le acque che la circondano sono amiche accoglienti.
Il Grand Harbour è contagiato dal fascino del mare,
in tutte le sue parti, ovunque: è ipnotico e meraviglioso.

Saltiamo a
Gozo, rocciosa e silenziosa.
Il mare, colorato, scava grotte e bellezze ovunque.

Acque fredde, sole caldo, leggero vento.
Mediterraneo di spine, cespuglietti e scogliere.
Coste ruvide, selvagge che parlano una lingua diversa dal solito.
Alla fine vi porto a
Comino.
Un'isola-puntino.
Tanta gente qui, per la Blue Lagoon.

...
..
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(Sospirone)
Non preoccupatevi, almeno, adesso, di domenica, la piscina è aperta.
Postato da Morbidtrevi alle 19:44 di domenica, 31 maggio 2009
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Ispirato ad un libro ho scritto qualcosina.
Di un'arancia meccanica in piazza, di sabato.
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Quante belle ciccie in quel sosto, fratelli miei. Gustose mammole minorenni con palandre attillate alle caviglie e piastrate sul gulliver. Piccoli tuberi acerbi, biffa ipertrucco e borsetta coi solluccheri d'inglese per la seigiorni. Mica li facevano, aspettavano dosi del gransano vaevieni, senza cricchi e ritegni, con le macerie scoperte nei punti più gnamgnam. I martini invece eran più frusti invece. Quello che si locchiava in giro più di frequente aveva palandre larghe col fondo ingarbugliato di elastici sulle nikescarpe. Avevano molti l'aria tristiatriste come fossero festati da dietro sul gulliver. Ma mica, O fratelli. Martini e mammole di questo tipo pistonavano qua e là a ritmo di microronzanti che strennavano dalle orecchie alle mestole poi alle tonztonztasche.
Il Vostro Umile Narratore tappato all'estremo grido della moda, pregustava, con le granfie in tasca, un po' di bella maria tintinnante per il buon cià al caffè della macchinetta. Questi malcichini similfestati sembravano avere molti e molti denghi nei borselli, infatti fumavano cancerose super e avevano i fari coperti da occhiali neri cinebrivido. Ma eran fruscelli fruttati, O fratelli miei soma. Fruscelli carichi di breccole che una lisca tagliagola come la mia avrebbe tranciato volentieri lischliscia, sguisciando un bel poco del caro rosso direttamente sul selciato della piazza. Facevo questo balenio di mottate ultraviolente e anche altre quando mi soffermai frizido a locchiare un duo di questi, cicciociccia, che fermi, appoggiati ad una di quelle fontane cinebrivido con colossi di sgozzamenti, di Zio e Angeli e tuberi spruzzanti, si baciavano, O fratelli.
Ora, non che il Vostro Umilissimo non abbia mai linguato mammole o semprocchie col gusto, ma quello fratelli non era quel swishswish cinebrivido prima del dolce suegiù e nemmeno una cosa piumosa da gettare le interiora dalla biffa, no miei soma, era di più. Quei due, non meno sguanosi degli altri se monopresi, erano assieme un mondo a parte e, credete a me, stopparono il Vostro malcicco adorato nei suoi pensieri di stivali e lisca. Era tutto diverso quel baciare, come la Nona del Ludovico Van, o come due o tre, fratelli miei. Accordi geniali, armonie sopraffine e sorprese timpaniche.
“Oh deliziosa delizia e incanto. Era piacere impiacentito e divenuto carne. Come piume di un raro metallo spumato, o come vino d'argento versato in nave spaziale. Addio forza di gravità, mentre slusciavo... quali visioni incantevoli!”[cit.] Anthony Burgess, “Arancia Meccanica”, 1962
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Postato da Morbidtrevi alle 15:15 di mercoledì, 29 aprile 2009
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